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EAN 9788866151937

LA MACCHINA PER GUARIRE, MEDICINA E SANITA' NELL'OSPEDALE DI PIOMBINO (1810- 1945) Tiziano Arrigoni Ill. 63 B/N 17 Colore , formato 17x24, pp. 208 € 20,00

Collana Biblioteca di Storia n. 28
 

LA MACCHINA PER GUARIRE, MEDICINA E SANITA' NELL'OSPEDALE DI PIOMBINO (1810- 1945)

Nel 1808 il giudice di Suvereto Francesco Fineschi, in una sua relazione sul Principato di Piombino
durante il governo di Elisa Bonaparte Baciocchi (1805–1814), informava che a Piombino «vi erano quattro Conventi uno degli Agostiniani, altro dei Francescani, altro di San Giovanni di Dio, ed il quarto delle Monache, sotto il titolo di Sant'Anastasia. Questi quattro Tuguri d'Ozio convertiti sono a profitto migliore della Società, come sarebbero Prefettura, Spedale, Istruzione Pubblica, e Culto». Si avverte nelle parole di Fineschi il profondo convincimento del cambiamento avvenuto sotto il governo francese, della sua opera di modernizzazione del vecchio principato rimasto estraneo alle vicende riformatrici che avevano interessato il confinante Granducato di Toscana nel periodo leopoldino. Testimonianza di tale cambiamento erano anche le innovazioni nella dinamica sociale; sempre Fineschi scriveva che «gli abusi della Feudalità sono finiti (…). La classe dei Bottegai è arricchita notabilmente (…) Tutto spira rigenerazione a perfezionarsi».Si imponeva quindi, fra le altre cose, la costruzione di una nuova struttura sanitaria, secondo i più moderni principi igienici. A Piombino esisteva già dal 1570 uno “spedale” voluto da Jacopo VI Appiani, signore della città, affidato all'ordine religioso di S. Giovanni di Dio per l'assistenza agli infermi, al quale fu dato il nome
dell'ordine unito a quello di S. Trinita. L'ospedale si occupava soprattutto dei lavoratori stagionali che affollavano le campagne e che cadevano facilmente ammalati di “febbri” malariche e non; i frati stessi si occupavano di una prima assistenza, ma lo spedale era in decadenza e in precarie condizioni igieniche.

La vecchia struttura fu giudicata non idonea dai nuovi governanti (che progettarono di trasformarla in scuderie) e fu scelto invece, per la nuova struttura ospedaliera, il convento di S. Anastasia con l'annessa chiesa duecentesca di S. Antimo, che si trovava proprio di fronte al mare, in vicinanza del porto. Il primo passo era stato il decreto di soppressione degli ordini religiosi nel 1806
che liberò ampi spazi all'interno della città. Fu il direttore dei lavori dello Stato, François Lavocat, a coordinare i progetti
di riuso, fra cui nel 1809 quello di «construire un hopital Civile et Militaire en meme tems» per una spesa di 50.000 franchi. Si andava verso quel risanamento territoriale, iniziato con i tentativi di bonifica delle paludi costiereche tanto premevano ai Baciocchi. Non a caso Lavocat e l'architetto Louis Guizot, che progetterà direttamente il nuovo ospedale, scelsero il convento di
S. Anastasia: era esposto ai venti marini, era luminoso, si trovava in prossimità delle fonti pubbliche dette dei Canali. Per quanto riguarda la struttura, in questo come in altri casi di questo periodo e della Restaurazione, si preferisce ristrutturare l'esistente (spesso si tratta di conventi soppressi) piuttosto che costruire ex novo. Per l'ubicazione invece la scelta dei due progettisti è condizionata anche dalle nuove concezioni in fatto di igiene, unite all'idea dell'origine miasmatica di molte malattie che potevano essere combattute solo con ventilazione e luce abbondanti.
Non dimentichiamo che nel 1805 l'architetto Nicolas-Marie Claverau (1755–1816) del Consiglio Generale degli Ospizi di Parigi aveva riassunto le regole per la costruzione di nuovi ospedali, regole che sembrano essere le stesse a cui si attengono Lavocat e Guizot per Piombino: «bisogna, di preferenza, costruire un ospedale sul declivio di un colle, in cui si trovino abbondanti
sorgenti di acqua buona» ed indicava altresì l'importanza dei venti perdepurare e spazzare via 'gli odori malsani'». Francesco Chiesi, ingegnere di Stato, richiesto.... CONTINUA NEL LIBRO..

 

 
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